rom e sinti dalla a alla z


Antiziganismo, romofobia: al contrario di vocaboli come antisemitismo e xenofobia questi termini sono molto recenti e indicano i pregiudizi, le discriminazioni e le ostilità  subite nella storia dalle popolazioni romanì. Aggettivi come "Sporchi" e "delinquenti" hanno accompagnato Rom e Sinti nella storia, a partire dai loro primi avvistamenti per culminare con lo sterminio nazista. Mentre il dibattito sociale e politico su tutte le forme di anti-semitismo e xenofobia può contare su vari strumenti, l'antiziganismo rimane una cosa quasi normale e le azioni volte a combatterlo sono scarse e molto recenti. "La stessa mancanza per decenni di un termine per descrivere il risentimento contro i Rom ne è un indicatore" ha affermato Michael Guet, capo della Divisione Rom e Sinti del Consiglio d'Europa. Il 28 Aprile 2005, il Parlamento Europeo ha invitato la Commissione Europea a intervenire "per combattere antiziganismo/romofobia in tutta Europa", nella consapevolezza "dell'importanza di eliminare urgentemente i continui e violenti fenomeni di razzismo e discriminazione razziale contro i Rom", dal momento che "ogni forma di impunità  per attacchi razzisti, dichiarazioni d'odio di gruppi estremisti, gli sgomberi illegali e la persecuzione da parte delle forze dell'ordine motivate da antiziganismo e romofobia giocano un ruolo nell'indebolimento dello stato di diritto e della democrazia".

Bandiera: Senza stato, lingua o religione condivise le comunità  romanì sentono comunque di avere un'appartenenza comune e l'8 aprile 1971, riunite in un congresso internazionale, hanno deciso di stabilire un simbolo nel quale riconoscersi, una bandiera che raffigura una ruota rossa fra due fasce, una azzurra e una verde. "Azzurro, come il cielo e il mare, Verde, come le foreste e le praterie, Rosso, come il sangue versato nelle persecuzioni che abbiamo subito nel corso dei secoli", hanno spiegato.

Campi: La maggioranza dei Rom arrivati in Italia nelle ondate migratorie degli anni Sessanta, Novanta e Duemila, in precedenza vivevano in abitazioni in muratura. La politica dei campi Rom è iniziata in Italia verso la metà  del Novecento, in seguito all'arrivo di numerose famiglie rom dai Balcani.
Nate in alcuni comuni del Nord, le politiche dei campi sono state adottate in tutta la penisola fino ad essere regolate dalle leggi regionali degli anni Ottanta e si caratterizzano per l'uso della categoria di nomadi. A partire dal Veneto (1984) molte Regioni hanno emanato norme per tutelare il "diritto al nomadismo" e alla sosta, regolando le modalità  di allestimento di aree attrezzate, denominate campi. Le leggi regionali, perciò, pensate per tutelare i gruppi itineranti, hanno finito per considerare tutte le comunità  rom e sinte con un'unica identità  nomade, con la sola eccezione di Veneto, Toscana ed Emilia Romagna che hanno successivamente apportato modifiche ai loro ordinamenti per riconoscere la stanzialità  della maggior parte delle comunità . L'azione pubblica risulta quindi concentrarsi prevalentemente su sgomberi e costruzione di campi attrezzati fortemente regolamentati e controllati, caratterizzati da una localizzazione lontana dai centri abitati e dal trattamento amministrativo differenziato per ciò che attiene gli standard urbanistici e di edilizia residenziale. I campi esistenti in Italia possono essere pertanto autorizzati e attrezzati dalle pubbliche amministrazioni o informali, costruiti con materiali di recupero, camper e roulotte in aree nascoste ai margini delle città, privi della rete idrica e fognaria e di corrente elettrica. La caratteristica che accomuna i vari tipi di insediamenti è la dislocazione in zone marginali delle città  ed il trattamento stigmatizzante per chi ci abita.

Delinquenti: Nel 1878 Cesare Lombroso pubblica il celebre "L'uomo delinquente. In rapporto all'antropologia alla giurisprudenza e alle altre discipline carcerarie", i suoi studi sono stati ampiamente seguiti, fino ad influenzare le teorie naziste e l'Olocausto. Nel testo si legge che gli zingari "sono un'intera razza di delinquenti e ne riproducono tutti i vizi e passioni: l'oziosità , l'ignavia, l'amore per l'orgia, l'ira impetuosa, la ferocia e la vanità , essi infatti assassinano facilmente a scopo di lucro. Le loro donne sono più abili nel furto e vi addestrano i bambini. Ironia della sorte, in maniera completamente inconsapevole a Roma esiste un campo sosta in via Cesare Lombroso e, come tutti gli altri insediamenti della Capitale, viene chiamato con il nome della via anche nei documenti ufficiali.

Ederlezi: E'un'antica festa pagana diffusa nei Balcani, segnava l'inizio della primavera e ad essa erano associati riti di purificazione. Per molti Rom questa festività  inaugurava l'inizio della stagione dei viaggi. Probabilmente la festa di S.Giorgio, il Gurgevdan, celebrato il 6 maggio da moltissimi Rom, trae le sue origini dall'antica festività  pagana Erdelezi.

Famiglia: All'interno delle popolazioni romanì la famiglia è la struttura di base intorno alla quale si organizza la società. Anche le attività  economiche sono tradizionalmente costruite attorno al nucleo dei circuiti familiari. La parentela è un sistema sociale forte e solitamente continua a funzionare saldamente anche in situazioni di lontananza e dispersione.

Gagè: Gazè, gadjè, gaggè ecc. sono i termini utilizzati, nei vari dialetti romanes, per denominare tutti coloro che non appartengono alle popolazioni romanì. Come scrive Piasere "la dimensione romanì risulterebbe qui illuminata per opposizione: I gagè sono l'espressione dell'alterità  che le singole comunità  rom hanno costruito nel tempo, l'espressione del non essere rom o meglio del non appartenere alla dimensione romanì. I gagè sono gli altri per definizione."
(Piasere, I rom d'Europa, Laterza, pag. 27).

Health: Diversi studi dimostrano che le condizioni di salute delle popolazioni romanì sono particolarmente critiche. L'aspettativa di vita media delle comunità  rom e sinte è considerevolmente più bassa di quella europea. Solo il 25% raggiunge i 75 anni mentre nei 27 stati membri della Comunità  Europea le stime superano il 51%. Solo il 4,5% delle popolazioni rom raggiunge gli 85 anni rispetto all'11,2% del resto della popolazione europea.
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Ibrahimovich: Le popolazioni romanì, nell'immaginario collettivo, generalmente non hanno nomi e cognomi ma sono descritte da rappresentazioni stereotipate che spaziano dalla zingara cartomante a quella mendicante o rapitrice, dal Rom ladro all'accattone sporco che vive nei campi. Eppure tutti noi, inconsapevolmente, conosciamo Rom e Sinti con nomi e cognomi celebri. Digitando su un motore di ricerca le parole "zingari famosi" compaiono 78.200 risultati, se si compie la ricerca in inglese i risultati sono più di 3 milioni. Fra i nomi noti ci sono atleti, attori, musicisti e pittori, ma anche capi di stato, premi nobel e santi.
Molti di loro hanno fatto della propria identità  romanì un vanto e un punto di forza, altri tendono a nascondere le proprie origini, con accese smentite o con atteggiamenti elusivi e sfuggenti.
Fra i nomi più celebri spiccano le origini di Elvis Presley e quelle di Charles Chaplin che, secondo le informazioni rese note dal figlio dopo la morte, sarebbe nato su un carrozzone nel parco Balck Patch di Smethwick. La lista di personaggi celebri di origini rom o sinti è così lunga da non poter nominare tutti, fra i più noti ci sono i musicisti Carlos Santana, i Gipsy Kings e Django Reinhardt, gli attori Michael Caine, Rita Hayworth, Bob Hoskins, Yul Brynner, i calciatori Ibrahimovic, Pirlo e Mihajlovic, il pittore quattrocentesco Antonio Solario, il ballerino di flamenco Joaquà­n Cortés e le celebri famiglie circensi Orfei e Togni.
Ma Rom e Sinti non si sono distinti solo in campo artistico, fra loro infatti ci sono numerosi politici e attivisti, come il Presidente brasiliano in caricadal 1956 al 1961 Juscelino Kubitschek de Oliveira, ci sono numerosi studiosi e scienziati, come il premio nobel danese Schack August Steenberg Krogh, ci sono infine uomini che si sono distinti per azioni caritatevoli e coraggiose, come Zeferino Gimenez Malla, martire proclamato Beato nel 1997 da Papa Giovanni Paolo II.
Cfr. romani.uni-graz.at/rombase

Jelem jelem: L'otto aprile è il giorno in cui si celebra la giornata internazionale per i Rom, il Romano Dives, in ricordo del primo storico congresso internazionale Rom tenutosi nel 1971 vicino Londra, che vide riuniti intellettuali e politici di origine Rom in rappresentanza di vari paesi europei. In quell'occasione si decise di adottare la bandiera rom e l'inno internazionale Jelem jelem. La bandiera è una ruota rossa tra cielo blu e terra verde. L'inno in lingua romanes significa "Ho camminato"¦ e camminato", jelem jelem. Scritto dal poeta rom Jarko Jovanovic racconta la fuga dall'esercito nazista, ricordando così il Porrajmos, lo sterminio dei rom nei campi di concentramento.

Kris: il termine romanes probabilmente ha origine dal vocabolo greco krisis, che significa giudizio, processo. La pratica del kris, che può avere nomi e modalità  diverse nei vari gruppi, serve alla pacificazione dei conflitti interni al gruppo.

Xoraxanè, Khorakhanè: questo nome, reso celebre dalla canzone di De Andrè, è solo uno dei moltissimi etnonimi (nomi di popoli) che compongono l'universo romanì. I passaggi e i periodi di permanenza in diversi territori e città , hanno determinato forti differenziazioni fra i gruppi di rom e leggendo la letteratura a riguardo ci si imbatte in centinaia di nomi diversi. Tutti i gruppi hanno confini sfumati, si incrociano tra loro e sono mutevoli nel tempo. Consistono principalmente in reti di famiglie e spesso i nomi, le appartenenze dei singoli sono oggetto di ampio dibattito interno e possono cambiare in base all'interlocutore a cui si rivolgono e al contesto al quale ci si riferisce. Esistono nomi che si riferiscono a distinzioni geografiche di riferimento, come ad esempio i Sinti piemontesi, prussiani (praistike), krasaria (del Carso), i Kalè walsenengre (gallesi), i Rom abruzzesi, ecc. Molti gruppi si autodenominano con categorizzazioni per nomi di mestiere, come nel caso degli ursari (allevatori di orsi), lautari (musicisti), kalderara (calderai, ramai), giostrai, circensi ecc. Se mestieri e territori d'appartenenza sono stati soggetti a frequenti cambiamenti e hanno generato confini sfumati e incerti, più nette sembrano essere le distinzioni che caratterizzano le autodenominazioni relative alla sfera religiosa fra rom musulmani khorakhanè, da khorà , Corano e rom dassikanè, cristiani, letteralmente "rom dei dass", che in Serbia sono i serbi e in Romania i rumeni.

Lingua: Il termine utilizzato per definire l'insieme di dialetti comprensibili tra di loro che costituiscono la lingua parlata dalla maggioranza dei gruppi rom e sinti è romanes, letteralmente questa parola è un avverbio e significa "al modo dei rom". I linguisti affermano che il romanes deriva da una variante popolare del sanscrito, imparentata alla lingua che attualmente si parla nel territorio dell'India del Nord-Ovest. Sono proprio gli studi e le scoperte di linguisti e filologi che hanno permesso di ipotizzare la provenienza delle popolazioni rom e sinte dalle terre indiane. Moltissimi termini della lingua romanes derivano dal persiano, dal curdo, dall'armeno, dal greco e testimoniano il tragitto percorso dalle popolazioni romanì, dal Subcontinente indiano fino in Europa, in un periodo storico compreso tra l'ottavo ed il dodicesimo secolo d.C.
La lingua romanes è spesso considerata una caratteristica comune a tutti i gruppi che si autodenominano Rom, Sinti, Manus o Kalè ma non tutte le popolazioni assimilate a tali gruppi parlano dialetti neo-indiani, fra loro ci sono ad esempio i Travellers irlandesi e i Camminanti siciliani. Un caso particolare è costituito dai gruppi che si definiscono Rudari, presenti in Italia, Stati Uniti, Serbia Russia e Bulgaria, attualmente parlano un dialetto rumeno del Settecento ma alcuni studiosi affermano che in passato parlassero il romanes e che abbiano abbandonato tale lingua per sfuggire alla schiavitù.
Oggi il romanes è lingua minoritaria riconosciuta in Austria, Germania, Finlandia e Svezia e rappresenta la lingua ufficiale del distretto di Suto Orizari in Macedonia e di Budesti in Romania. In Italia Rom e Sinti non sono riconosciuti come minoranza linguistica.

Musica: La musica dei rom è particolarmente celebre e conta numerosi artisti di fama internazionale. In tutto il mondo sono note le musicalità  del flamenco andaluso e le capacità  manush nel jazz.
Fra gli studiosi è molto dibattuta l'esistenza di una vera e propria "musica zingara" visto che non esistono elementi costitutivi originali se non nelle capacità  esecutive. Secondo molti esperti, in una performance musicale, oltre all'intensità  e al virtuosismo, le capacità  romanì sono evidenti nei silenzi, nelle cesure fra le sillabe.

Nomadismo: I rom in Italia spesso vengono chiamati nomadi ma secondo le ultime stime oltre il 90% di queste popolazioni risulta essere sedentario (Cfr. ANCI, Ministero dell'Interno). Il richiamo al nomadismo contiene gli ingredienti che legano queste popolazioni ai concetti di estraneità  e temporaneità  che sono stati i capisaldi delle politiche che hanno portato alla realizzazione dei campi sosta. La Commissione Europea Contro il Razzismo e l'Intolleranza (Ecri), nella documentazione sull'Italia ha invitato più volte ad abbandonare, nelle politiche che riguardano Rom e Sinti, il "falso presupposto che i membri di tali gruppi siano nomadi", in base ai quali viene attuata "una politica di segregazione dal resto della società ".
(Commissione europea contro il Razzismo e l'Intolleranza, Terzo rapporto Sull'Italia, pubblicato a Strasburgo il 16.05.2006.)

Oro: Fra i Rom c'è una diversa concezione di ricchezza e povertà , per loro è più importante avere una famiglia unita e numerosa piuttosto che possedere molti soldi. Il denaro risparmiato viene investito soprattutto nell'acquisto di autovetture e oro, molti Rom spiegano questa pratica parlando di tradizioni e nomadismo, pratica che rendeva necessario possedere beni non deperibili, facilmente trasportabili e validi in ogni Paese, come l'oro.

Porrajmos: In lingua romanes vuol dire distruzione, divoramento ed indica lo sterminio nazista delle popolazioni romanì. Le ricerche sul Porrajmos sono ancora scarse ma le stime approssimative raccolte negli anni parlano di circa 500.000 morti tra Rom e Sinti a causa dello sterminio nazifascista.
Sebbene fosse conosciuta l'origine ariana delle popolazioni romanì, Robert Ritter ritenne che la purezza della razza tedesca fosse messa in pericolo dal gene del nomadismo, il Wandertrieb, che aveva contaminato irrimediabilmente le popolazioni Rom e Sinti. Le deportazioni nei campi di concentramento cominciarono nel 1938.
In Italia l'epurazione del territorio dagli zingari iniziò già  prima dello scoppio della guerra con la circolare dell'8 agosto del 1926, dove si ordinava di respingere qualsiasi carovana priva di documenti. Le prime disposizioni per la persecuzione e l'internamento furono emanate nel 1940 con la circolare telegrafica indirizzata a tutte le prefetture del Paese che conteneva un chiaro riferimento al rastrellamento ed internamento di tutti gli zingari a causa dei loro comportamenti antinazionali e alle loro implicazioni in reati gravi.
Per approfondimenti:

Quantità : Il numero delle persone Rom, sinti o travellers presenti nel continente europeo è compreso fra i 12 e i 15 milioni, secondo le stime più accreditate 9-10 milioni vivono nell'Unione Europea, pari a circa il 2% della popolazione totale.
La presenza delle comunità  rom, sinte o camminanti in Italia è stimata fra le 120 mila e le 150 mila unità . Il calcolo della consistenza in Italia è particolarmente difficile in quanto i censimenti non rilevano dati sulle minoranze, inoltre queste popolazioni sono articolate in gruppi fortemente eterogenei e mancano criteri condivisi per includere una persona come appartenente alle comunità  Rom, Sinte e Camminanti. Per questi motivi non esistono dati statistici ufficiali sulla presenza di Rom in Italia ma solo stime approssimative, formulate da Enti ed Organizzazioni non governative.
Fino alla metà  degli anni novanta le cifre dichiarate (cfr. Opera Nomadi, Caritas) erano tra le 90.000 e 120.000 presenze, di cui più della metà  cittadini italiani (Sinti, Rom Abruzzesi, Camminanti Siciliani, Calderasa). A queste comunità  sono andate ad aggiungersi quelle arrivate dai Balcani a seguito delle guerre tra il 1991 e il 2000 e quelle giunte negli ultimi anni dalla Romania e le stime sulle presenze hanno raggiunto le 150.000 unità , pari a circa lo 0,23% della popolazione.

Religione: Le popolazioni romanì non sono accomunate da uno stesso credo religioso. I riti e le credenze praticate sono generalmente influenzate dalle confessioni dominanti nei territori d'insediamento. Ci sono pertanto Rom cattolici, musulmani e cristiano-ortodossi, molto attivi e dinamici sono i movimenti evangelici pentecostali, diffusi nelle popolazioni Rom e Sinte a partire dalla metà  del XX secolo.
Le celebrazioni e i rituali maggiormente sentiti riguardano essenzialmente i passaggi importanti della vita, la nascita, il matrimonio, la morte, queste occasioni, insieme ad alcune festività  e pellegrinaggi, servono a rinsaldare la coesione familiare fornendo l'occasione di incontrarsi e ritrovarsi.

Sinti: Alcuni studiosi affermano che tale parola deriva dal termine hindi, altri ne spiegano il significato attraverso la traduzione dal romanes parlato in questi gruppi, dove la parola sinti significa parenti. Fin dai primi documenti che ne parlano, i Sinti si trovano nelle regioni tedescofone, dalla Prussia all'Austria, l'influsso lessicale tedesco nel loro romanes è infatti notevole. In seguito a vari flussi migratori attualmente il maggior numero di Sinti è presente in Germania, Italia e Francia, dove spesso preferiscono identificarsi con il termine Manus, che nei dialetti romanes significa uomo.

Tabù: Nell'immaginario collettivo Rom e Sinti vengono spesso associati ad un'idea di sporcizia e impurità  e sono stigmatizzati e allontanati con l'accusa di puzzare e diffondere malattie. A questo punto a molti sembra strano che simili considerazioni vengono fatte dai Rom nei confronti dei gagè, cioè tutti coloro che Rom non sono. I precetti che riguardano la dicotomia fra puro e impuro sono considerati da molti studiosi uno dei tratti maggiormente caratterizzante delle popolazioni romanì. Costoro indicano con il termine marimè tutti gli oggetti, le persone e i gesti da evitare perché considerati impuri. I Rom distinguono le cose fisicamente sporche da quelle ritualmente sporche e considerate impure, marimè. Il prototipo della distinzione è il corpo, la cui parte interna è considerata pura mentre quella esterna può non esserlo. àˆ molto importante, infatti, preservare la purezza di ciò che sta dentro e stare attenti a ciò che si ingerisce. I gagè sono considerati impuri, soprattutto a causa dello stile di vita considerato promiscuo, per questo motivo molti Rom diffidano dall'accettare cibo cucinato dai gagè ed evitano di mangiare nei ristoranti.

Viaggi, spostamenti e migrazioni: Nonostante le popolazioni romanì non possano, al giorno d'oggi, essere considerate nomadi, possiamo affermare che la storia di queste popolazioni è caratterizzata da una forte mobilità . Le ipotesi più accreditate affermano che i primi gruppi di Rom sono partiti dall'India intorno all'anno Mille: Attraverso lo studio del romanes sono state attestate influenze e periodi di permanenza in Persia, Kurdistan e Grecia. Dalle testimonianze di viaggiatori e religiosi sappiamo che la prima ondata migratoria in Europa Occidentale è avvenuta già  nei primi decenni del Quattrocento, quando arrivarono le prime compagnie con lettere di protezioni del Re d'Ungheria, Imperatore del Sacro Romano Impero.
Il flusso di comunità  Rom e Sinte probabilmente non si è mai interrotto ma la seconda ondata migratoria di una certa consistenza è attestata dopo il 1855, quando termina ufficialmente la schiavitù nei principati rumeni e molti Rom arrivarono in Occidente, ma anche in Asia Centrale e nelle Americhe.
Successivamente alcuni gruppi di Rom arrivarono in Italia nei primi del Novecento e negli anni Sessanta, spinti da motivazioni prevalentemente economiche. Una vera e propria ondata migratoria spinse un gran numero di famiglie Rom a partire dall'ex Jugoslavia durante gli anni Novanta, a causa della guerra.
Anche se il flusso e gli spostamenti di gruppi Rom e Sinti non si è mai veramente interrotto negli anni, possiamo affermare che l'ultima ondata migratoria rilevante è avvenuta dopo l'ingresso di Romania e Bulgaria nella Comunità  Europea nel 2007. La possibilità  di spostarsi liberamente all'interno dei confini della Comunità  Europea ha permesso ai Rom rumeni e bulgari di attuare migrazioni continue e circolari e conservare un forte legame con la terra d'origine.

Zeta: La lettera "Z" doveva essere cucita sugli abiti nei ghetti e veniva tatuata sulle braccia dei Rom nei campi di concentramento nazisti, nell'ambito del Porrajmos, per distinguerli dagli altri internati.