ROMaIDENTITY


È in libreria “Uguali, diversi, normali”: il mondo Rom visto dai Rom.

  • Il volume edito da Castelvecchi è stato curato dalla ricercatrice Martina Giuffrè e contiene tra gli altri anche i testi di 9 ragazzi Rom che si sono sperimentati ricercatori sulla propria comunità.

    Finalmente il mondo Rom viene raccontato anche dal punto di vista e con le parole di Rom: giovani legati alle comunità di appartenenza ma anche proiettati verso un futuro di inclusione nella società. E’ questa la novità costituita dal volume ““Uguali, diversi, normali - Stereotipi e contro narrazioni del mondo rom in Italia, Spagna e Romania” (Castelvecchi, 282 pp.) in libreria da marzo. Il libro, prodotto dalla campagna “Romaidentity – Il mio nome è Rom” è stato curato dalla ricercatrice dell’Università La Sapienza Martina Giuffrè, che ha coordinato il lavoro di 9 ragazzi Rom italiani che hanno indagato sulla propria comunità secondo il metodo della peer research (ricerca tra pari) e hanno raccontato le proprie esperienze di bambini e ragazzi Rom in Italia e quelle delle proprie comunità di riferimento.

    In Italia il rapporto con le tradizioni familiari, ma anche quello con i social media e l’associazionismo vengono affrontati dai giovani Rom coinvolti nella ricerca in prima persona, utilizzando l’autoironia e il gioco con gli stereotipi generalmente associati alla comunità cui appartengono. Il lettore di questo volume, che è pubblicazione scientifica ma anche raccolta di storie fruibili anche dai non addetti ai lavori, si confronta con Badema, rom calabrese che “per la gran curiosità” seguiva i ragazzi che andavano a scuola fino a esser “presa dentro dalla maestra”; con Marinela e i suoi tormenti prima di dire alle compagne di classe e poi al fidanzato della propria appartenenza romanì; e con Baskim alle prese con la famiglia, l’università e un futuro “grasso” matrimonio Rom con una ragazza Ucraina (non Rom).

    A livello europeo sono circa 150 le storie di vita raccolte dai ricercatori dei tre paesi, Italia, Spagna e Romania, coinvolti nel progetto. La ricerca comprende anche saggi di esperti sul tema italiani, rumeni e spagnoli, come il capitolo ”Anche i Rom sono persone – Le rappresentazioni sui Rom fra le giovani generazioni romane” in cui la ricercatrice Sara Miscioscia racconta un’esperienza di ricerca-azione sui pregiudizi nei confronti dei Rom, realizzata in tre scuole romane. Il tema degli stereotipi sui Rom e della responsabilità dei media nella loro formazione è trattato dallo spagnolo Francisco Ahumada Sànchez nel saggio “Noi non siamo fatti per studiare. Immagine e auto rappresentazione dei rom spagnoli tra mass media, associazionismo e realtà sociale” e da Sabrina Tosi Cambini nel capitolo “Negazioni e ossimori. La radicalità degli stereotipi dei gagè nei confronti dei Rom”. E così si parla di “patrimonializzazione” dell’etnicità in Spagna (nel saggio di Juan de Dios López López e Giuseppe Beluschi Fabeni) e in Romania (nel saggio di Ciprian Necula) e della possibilità di costruire una nuova romanipè nel saggio di Nazzareno Guarnieri.

    “Uguali”, “diversi”, “normali”, sono gli aggettivi più usati da gran parte degli interlocutori del libro, in Spagna, Italia e Romania, per parlare del proprio rapporto con il mondo gagé (non Rom) esprimendo il loro disappunto rispetto al fatto di essere considerati un “popolo a parte”, “un popolo diverso da tutti gli altri”.



     

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